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CALOPEZZATI (da Rossano Km. 37) - m.217, ab. 1.400
Origini che prolungano la sua storia oltre i tempi della civilizzazione bizantina non sembrano ipotizzabili. Calopezzati dovette evolversi come borgo feudale da un nucleo di gente aggregatasi al monastero di S. Nicola che monaci greci fondarono alle pendici del colle dove sorge oggi il paese, presumibilmente nella prima meta del sec. Xl. Non era insolito durante il periodo di massima penetrazione bizantina in Calabria che monasteri presiedessero alla formazione di centri abitati. Monaci dell'ondata migratoria seguita alle persecuzioni iconoclaste, sbarcati in massa in terra ormai amica, non ebbero piu bisogno di nascondersi. Dove gia esistevano laure o grotte di confratelli anacoreti della prima ora, essi fondarono i loro monasteri chiamando coloni e braccianti per coltivare la terra. Questa richiesta di mano d'opera, inizialmente soddisfatta dai paesi vicini, finiva col determinare un afflusso spontaneo di gente che si stabiliva nei pressi del monastero che appariva sempre come il miglior garante di una generale sicurezza. La laura di Giardinello, espressione pura del periodo anacoretico, ed il ritrovamento in zona di due nuclei di ruderi, uno nell'area che conserva il nome di S. Nicola col reperto di un frontale di chiesa, l'altro piu a valle, con un intrigo di antiche fondazioni su un terrapieno detto Mulinello, consentono ipotesi attendibili su dove il monastero dovette sorgere. Un'area riparata, alle pendici della collina, che la parola Calopezzati riassume nei radicali del toponimo, fedele traslitterazione di una forma greca entrata nell'uso comune, certamente nel periodo romaico o neo ellenico, con temi puri del dialetto attico parlato nell'Asia minore, da dove i monaci erano sbarcati, quelli delle belle (sicure!) pendici. Ma la sicurezza del luogo non evito che i monaci, atterriti, riprendessero a fuggire quando la furia mussulmana si abbatte sulle coste joniche, travolgendo come nella battaglia di Gerace anche l'esercito regolare bizantino. Il monastero, abbandonato, dopo meno di un secolo e mezzo, venne riaperto dalla intelligente politica normanna. Nel 1285 esso fu aggregato al Patire di Rossano, ma dopo non se ne seppe piu nulla. La conferma di Clemente IV al diploma di assegnazione dell'arcivescovo di Rossano Angelo a Paolo Mezzabarba abate del Patire e il documento piu antico della storia di Calopezzati la cui giusta lettura riporta nei suoi limiti il controverso capitolo delle Origini. Quei coloni intanto, ai quali si era aggregata altra gente devota, anche bizantini profughi di Costantinopoli, privi ormai di protezione, per meglio prevedere ed affrontare i pericoli che potevano venire dal mare, si trasferirono sulla collina, avviando quel processo di aggregazione sociale e organizzazione difensiva che doveva portare in breve Calopezzati ad essere uno dei centri piu sicuri ed ambiti. Nella parte alta si costrui la Rocca, primitivo baluardo, che col tempo ed in ragione di una sempre maggiore differenziazione delle strategie di difesa, si trasformera in un Forte a pianta quadrangolare che i Normanni prima e gli Angioini dopo fortificheranno con i loro rispettivi sistemi. La piu avanzata tecnica delle fortificazioni degli Svevi portera nel XIII sec. alla costruzione del Castello e delle mura di cinta con i bastioni lato mare che daranno al borgo le caratteristiche strategiche che resteranno inalterate per tutto il periodo feudale. Una sequenza storicamente provata delle intestazioni feudali inizia con i Caputo: da Gualterello a Giovanni, quindi a Nita sua figlia che sposa Galgano La Marra. Da questi, senza figli, il feudo passa a Covella Ruffo contessa di Altomonte per successione al primo marito Jacopuzzo della Marra (o La Marra!), che gia prima del matrimonio era Signore di 'Riuolo e Collepezzato' perchè probabile erede di Nita e Galgano. Con Covella Ruffo il feudo passa ai Sanseverino (1447) per successione del figlio Antonio nato dal suo secondo matrimonio con Ruggero Sanseverino conte di Tricarico. Salvo sospensioni temporanee conseguenti alla congiura dei Baroni a favore degli Abenante e dei Crispano, i Sanseverino lo tennero fino al 1570. Seguirono gli Spinelli di Tarsia e quindi i Mandatoriccio che lo acquistarono nel 1598. Da questi per successione passo ai Sambiase nel 1698 che ne furono gli ultimi intestatari. I Sambiase elessero Calopezzati a loro dimora e da questa presenza il paese ormai Università pote ricevere i segni della loro cultura e del loro prestigio. Oltre che Signori di Calopezzati essi furono Principi di Campana, Duchi di Crosia e Conti di Bocchigliero. Felice Nicola Sambiase fu Grande di Spagna, privilegio che gli consentiva di sedere accanto al Re nel Seggio napoletano di Porta Nuova.
Agriturismi:
La Torre di A. F. Pisani
Contrada Torre
87060 Calopezzati (CS)
Tel 0984.32182
Campeggi:
Nessuna segnalazione
Hotels:
Mariagrazia di Renzo V.
ctr.S.Giacomo
Tel. 0983/44033 e 0983/44255
Altro:
Nessuna segnalazione
Da visitare:
Castello Feudale
Chiesa dell'Addolorata
Chiesa Parrocchiale
Cinta urbica
Torre di Mirto
Avvenimenti:
Nessuna segnalazione

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