|
| Mondo Linux - La filosofia dell'open source |
Unix & Linux
Aveva cominciato due mesi fa Steve Ballmer, neo presidente di Microsoft, sostenendo che Linux cominciava a fargli paura. Poi ci sono stati gli annunci di diversi produttori di hardware e software che hanno iniziato a supportarlo in diversi modi. E adesso è venuto l’investimento di Intel e Netscape in RedHat, uno dei più noti distributori di Linux, segno evidente che non si tratta più del goliardico sistema operativo di un tempo. Facciamo un piccolo passo indietro. Linux è uno Unix riscritto da Linus Torvalds (è facile quindi capire l’origine del nome) in modo che non si dovessero pagare più royalty ad alcuno per la sua distribuzione. Entrato nel pubblico dominio, è stato adottato da migliaia di programmatori in tutto il mondo ed è diventato ben presto un successo. Ognuno di loro apportava miglioramenti che venivano anch’essi posti nel pubblico dominio. Questo circolo virtuoso ha portato ad avere un sistema operativo robusto e ben conosciuto nei suoi meandri più segreti, sebbene non proprio alla portata di tutti. A quel punto è iniziato lo sforzo di aziende come Caldera e RedHat che, partendo dalla base di codice comune, hanno preparato su Linux una serie di servizi, questi invece a pagamento. Senza tradire l’idea originaria si è quindi riusciti a creare delle versioni di Linux più digeribili dal grande pubblico. Veniamo a oggi: a seconda delle stime si parla di un parco installato di 8-10 milioni di sistemi. Più dei sistemi Os/2 e non molto distante da Windows NT. Nella maggior parte dei casi si tratta di installazioni non commerciali, ma è un dato di fatto che Linux sia il sistema operativo più popolare per la realizzazione di siti Internet. In unione al Web server Apache, anch’esso gratuito, Linux rappresenta la soluzione più economica e al tempo stesso non è afflitto da problemi di stabilità e robustezza. Chiaro a questo punto che molti fornitori abbiano cominciato a offrire Linux come soluzione ai propri clienti (è il caso di Ibm e Dell che lo possono precaricare sui loro server) oppure abbiano cominciato lo sviluppo di versioni specifiche dei loro software, come Oracle, Corel, Informix, Computer Associates e altri. Chiaro anche che qualcuno in casa Microsoft cominci a domandarsi dove Linux potrà andare a parare e altrettanto chiaro che qualcun altro, Netscape e Intel, possa essere interessato da un punto di vista strategico a sostenerne lo sviluppo. La vera domanda a questo punto è come mai si sia formata una strana coppia Netscape-Intel, visto che quest’ultima è sempre stata strettamente legata a Microsoft, tanto che al monopolio nato dal loro sodalizio è stato dato il nome di Wintel, ovvero Windows + Intel. E’ bene chiarire che in entrambi i casi le società hanno acquisito una quota di minoranza di RedHat e si sono affiancate a investitori istituzionali già presenti nel capitale della società. E’ una pratica comune che molte aziende perseguono sia come forma di puro investimento finanziario, e non è difficile pensare che se tutto continua così il valore della società crescerà notevolmente nel futuro, sia come assicurazione di poterla successivamente acquisire senza avere fastidiosi concorrenti in giro. E’ inoltre importante sapere che il management di RedHat ha immediatamente reso noto che l’iniezione di capitale sarà usata per aprire un centro di supporto, disponibile 24 ore su 24 per l’utenza aziendale, e in generale per migliorare in modo specifico la caratteristiche del prodotto rivolte a questa tipologia di utenza. Nel caso di Netscape è evidente pensare che dietro l’investimento si celi la voglia di aprire un nuovo fronte nella interminabile battaglia contro Microsoft. Quest’ultima, sebbene a parole sostenga che Windows NT sia un sistema operativo sul quale chiunque può sviluppare applicazioni per terzi, nei fatti dimostra di ritenere ogni singola installazione di NT sulla quale non operino server applicativi propri come un cliente da redimere e riportare sulla retta via di BackOffice. E in effetti per molti, quando si pensa a Windows NT, si pensa in realtà a una soluzione completa basata su BackOffice piuttosto che non a un coacervo di sistemi software assemblato partendo da prodotti di fornitori diversi. Con la prospettiva quindi di vedersi chiudere, o comunque ridurre, anche il ricco mercato degli utenti di Windows NT, appare più che logico che Netscape voglia garantirsi un posto al sole almeno nel panorama Linux, sperando che possa diventare una reale alternativa a soluzioni consolidate come sono al momento Windows NT e Sun Solaris. Nel caso di Intel siamo invece di fronte a un enigma. Con il rischio di urtare la suscettibilità di Bill Gates, quale vantaggio può avere Intel dal detenere una quota di minoranza in una società che vende Linux? Forse nel caso in cui RedHat non avesse più intenzione di continuare a supportare Intel come piattaforma hardware? Sarebbe un inutile suicidio vista la dimensione della base installata. Allora l’unica ipotesi che rimane in piedi è che punti a favorire un migliore supporto dei propri processori e, perché no, impedisca che qualcun altro possa fare altrettanto, per esempio Ibm. Per Intel si tratta in ogni caso di poche briciole puntate su un cavallo che scalpita e che potrebbe cominciare a vincere qualche gara. La seconda domanda giusta da porsi a questo punto è se effettivamente Linux, senza intendere in particolare quello di RedHat, possa diventare ciò che le premesse lasciano intendere. Dato il costo virtualmente pari a zero, Linux ha cominciato ad essere visto da una comunità di sviluppatori come la base ideale per fornire sistemi a un costo inferiore a quello dei sistemi attualmente in commercio. Sia che si scelga Windows NT che uno Unix commerciale come Solaris, l’incidenza del costo del sistema operativo sulla soluzione completa è significativo. Se poi si pensa all’esplosione del mercato della piccola azienda, per evidenti motivi particolarmente attenta all’elemento economico, Linux rappresenta la base ideale per lo sviluppo di soluzioni per essa specifiche. La cosa si fa ancora più appetibile quando si considera l’evoluzione in atto sul fronte delle architetture dei sistemi informativi: da client server a Intranet. In questo nuovo modello l’applicazione risiede sul server e per usarla è necessario impiegare semplicemente un browser. La separazione tra client e server è netta e non si ha alcun vantaggio, al contrario delle architetture client server classiche, ad avere su entrambi i sistemi lo stesso sistema operativo. Si può infatti usare tranquillamente un browser su un Pc Windows o un iMac per accedere a una applicazione disponibile su un Web server NT così come Linux. Insomma, il disaccoppiamento reso possibile dall’avvento del Web in chiave Intranet è di per sé un elemento che facilita l’apertura del mercato server a nuovi interpreti. Linux ha certamente le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista in questo settore, soprattutto perché cresce nella comunità degli sviluppatori la sua accettazione. In fondo questi ultimi, costretti negli ultimi anni a lasciare una parte sempre crescente del proprio fatturato nelle mani dei fornitori di sistemi operativi e server applicativi, vedono nel modello Linux la possibilità di rientrare in possesso di parte dei margini andati perduti. E si sa, dietro ogni rivolgimento c’è sempre un motivo economico.
| |
cerca |
|
|
chat |
|
webmail |
| consigli |
|
|