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SAN BASILE E' tra i molteplici paesi abitati dagli Albanesi nel XV secolo, ed anch'esso è rimasto fedele a costumi e danze tradizionali, simili a quelli di Frascineto. Chiesa Parrocchiale di S.Giovanni Battista, patrono, con sculture lignee del XVII secolo. Nel territorio, troviamo il Convento di S.Maria Odigitria, già antico centro basiliano - ove si educano i giovani seminaristi italo-greci, e tuttora si officia col rito greco - con affresco del 1300.
SAN GIOVANNI IN FIORE
L'abitato è il più importante agglomerato urbano dell'intero altopiano silano, ed è anche uno dei pochi paesi della provincia cosentina che si trovi ad una notevole altitudine. Contrariamente alla tendenza negativa più comune, esso ha segnato una discreta espansione, ed infatti è un frequentato centro turistico. Il paese nacque nel XII secolo, attorno all'archicenobio florense fondato dall'abate Gioacchino,e fu feudo monastico dell'Abbazia. La chiesa, restaurata, ha elementi di architettura cistercense, con la caratteristica abside medievale, a volta spezzata, arco maggiore, e fondo con occhi trilobati, absidi integre e cripta, nella quale vennero conservate le reliquie del fondatore. Interessante il grande fastigio ligneo a fioroni barocchi dell'altare maggiore e del coro, del 1685. Nella piazza principale, laChiesa di S.Maria delle Grazie, con portali in pietra scura, argenterie barocche e parati sacri con stemmi degli Abati commendatari. Presso l'Abbazia, è il "Museo etnografico e della civiltà contadina".
SAN LUCIDO
Località turistica molto frequentata, anche per le varie possibilità di svago dell'estate, vanta un remoto passato, come testimoniano i resti di una necropoli e di costruzioni romane venuti alla luce in località Pietralonga 2 KM a sud del paese. Nell'abitato, il piccolo centro storico è dominato dai ruderi del vetusto castello, con torre e ponte d'ingresso. A fianco, la Chiesa di S.Giovanni Battista, con sarcofago marmoreo dell'800, recentemente restaurata, così come la Chiesa dell'Annunziata, situata all'entrata nord dell'abitato: essa fu pure Convento dei Minori Osservanti, e la sua abside serba strutture originarie, visibili anche in altri punti dell'edificio, come nell'ingresso a sinistra del portale principale; interessanti, alcune sculture di scuola siciliana. Nei pressi della stazione, una poco nota fortificazione sette-ottocentesca; ancora nel territorio, la torre cinquecentesca, dotata di loggette e merlature a gigli, detta Casino dei Rossi.
S.MARCO ARGENTANO
L'antica Argentanum pre-romana ricordata da Tito Livio ed intitolata poi all'evangelista Marco, suo patrono, caposaldo della dominazione normanna, eretta in diocesi nel secolo XI. Sull'abitato si erge la torre detta di "Dragone Normanno" che, però, seppure risalente al sec. XI, si presenta nella forma più tarda, dovuta ai Sanseverino di Bisignano il cui stemma si ritiene sormonti il portale d'ingresso. Il manufatto, classico "dongion" collegato, forse da ponte elevatoio,al rivellino, è ben conservato e merita una visita all'interno, che si sviluppa su tre piani ed i sotterranei, con una scala circolare nella parete esterna ed ambienti ancora dotati dei tipici "servizi" medievali. Anche la Cattedrale è di impianto normanno: vi sono custoditi una croce reliquiario in argento, a rilievo bizantineggianti, di arte forse abruzzese del sec. XIV, probabilmente proveniente dall'Abbazia di S.Maria della Matina, ed un dipinto su tavola raffigurante S.Nicola di Bari, di anonimo, forse locale, dallo spiccato gusto catalano. Una breve visita alla Chiesa della Riforma, originaria del XIII secolo e poi modificata secondo lo schema monastico di Val di Crati, rivela interessanti affreschi dei sec. XIV-XVII, parti di un polittico del Negroni, un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di incerta attribuzione, e, nella sacrestia, pregevoli intagli lignei di fra' Gennaro da Bonifati e fra' Giuseppe da Grimaldi. Nel paese si svolgono varie manifestazioni in agosto e settembre, con mostre di prodotti agricoli. A circa quattro chilometri da S.Marco, si trova la frazione "La Matina", dove in un nucleo di abitazioni rurali è sita l'Abbazia di S.Maria, di rilevante interesse malgrado le modifiche apportate nel tempo. Fondata intorno al 1060 dal sovrano normanno Roberto il Guiscardo per i monaci benedettini, vi dimorò Urbano II nel 1093; passò poi ai cistercensi, che la ricostruirono dopo il terremoto del 1184 in perfetto stile monastico-ogivale, con caratteristici elementi borgognoni. Si accede alla chiesa da un ingresso archiacuto, ed attraverso un atrio coperto a piccole volte a crociera, sorrette da colonne a fascio, e dotato di porte con lunette decorate, il tutto, però, malauguratamente ridipinto a vivaci colori; da qui si passa al grande cortile, con resti di affreschi, su cui s'apriva il chiostro, ormai crollato, e dal quale si entra nella suggestiva aula capitolare, cui recenti restauri hanno restituito la severa bellezza gotica, impreziosita da straordinarie colonne a fascio e da finissimi capitelli a fiori e foglie, finestroni bislunghi e portali ogivali, mensoloni collegati da una decorativa cornice modanata. Sono presenti, anche, buone tele di scuola napoletana.
S.PIETRO IN GUARANO
In pittoresca posizione, alle pendici della Sila, e con larga veduta sulla valle del Crati. Nel paese troviamo la Chiesa di S.Maria della Neve, con monumentale altare barocco opera di marmorei napoletani, già appartenente al Duomo di Cosenza e qui trasferito in occasione dei restauri di fine '800 - primi'900; la Chiesa di S.Maria di Gerusalemme, in cui è evidente l'impronta degli scalpellini locali degli inizi del 1600, con fonte battesimale su base con leone accovacciato, in forme romaniche, ed altre opere di manifattura locale. Dal 7 al 12 febbraio si effettuano il "Carnevale della Sila" ed una rassegna teatrale, mentre ad aprile c'è la fiera della moda e dell'artigianato, ed in luglio-agosto spettacoli vari della "San Pietro Estate".
SAN SOSTI
Nell'alta valle dell'Esaro, e quindi lungo una direttrice di transito ovest-est sino almeno dal tempo dei Romani, sorge l'abitato, formatosi attorno ad un Monastero basiliano. Sono visibili i ruderi del castello, mentre più in alto, a circa 5 km, vi è il Santuario della Madonna del Pettoruto, la cui festività, ai primi di settembre, coinvolge fedeli di più paesi, in un rituale di intensa espressività che comprende un pellegrinaggio simbolico, oltre che materiale. Vicino al Santuario sono stati effettuati ritrovamenti archeologici di rilievo, alcuni dei quali confermano l'esistenza "ab antiquo" di un luogo sacro.
S.SOFIA D'EPIRO
Paese abitato da oriundi albanesi che conserva riti e costumi tradizionali che in alcune particolari solennità civili e religiose assumono indimenticabili aspetti di colore orientale; nella chiesa, recentemente sono stati rifatti, con gusto e proprietà dall'artista greco specializzato Jannanakis, gli affreschi, di stile bizantineggiante.
SARACENA
Situato sulla valle del Garga, nelle vicinanze di paesi "albanesi" come Firmo, Lungro, San Basile, il paese ha una storia millenaria (si dice nasca sul sito della romana Sestium). Da visitare, diverse chiese, tra cui quella di S.Maria delle Armi, con affreschi e sculture dei sec. XV-XVI, quella di S.Maria del Gamio, con tele del '600-'700, altari lignei e marmorei e sculture di scuola napoletana, arredi sacri.
SCALEA Rinomato centro balneare, è l'antica Laminium posta sulla via consolare tirrenica, ed i numerosi ritrovamenti archeologici permettono di situare ancora più indietro nel tempo gli insediamenti nella zona. Vi dimorarono a più riprese, ospiti del filosofo Gregorio Caloprese, il Metastasio e il Gravina. Su quella che anticamente era l'isoletta di Capo Talao, bella torre di vedetta dell'epoca di Carlo V e, nei pressi, zona paleo-archeologica. Di fronte, il centro storico, davvero notevole per lo sviluppo di scale, vicoli, portici suggestivi. In basso troviamo laChiesa di S.Nicola in Plateis, angioina su preesistenze: nella cripta sepolcro marmoreo dell'ammiraglio Ademaro Romano, famoso personaggio storico locale, opera della scuola di Tino da Camaino, e tela della Madonna del Carmine, dovuta a G.B. Azzolino. Poco più in alto, il palazzo già dei Principi Spinelli, feudatari del luogo, con bifora ogivale su schema arabo-siculo, murata, cortile e decorazioni. Salendo ancora, l'aragonese "Torre del carcere", "Antiquarium", la Chiesa di S.Maria D'Episcopio, costruzione medievale in seguito rimaneggiata, con avanzi di affreschi del'500, e grande dipinto sulla Circoncisione di Gesù, del De Matteis e, vicino, la Chiesa detta dell'Ospedale, con affreschi di stile bizantino databili X-XIII secolo. Al culmine, i ruderi del castello di origine normanna. Altri monumenti, o resti, nel territorio circostante, come quelli della "Torre di Giuda", così detta per il tradimento di un soldato che aprì la strada ai corsari turchi. Scalea offre anche alcune feste ormai tradizionali, e cioè quella in onore della Vergine del Carmine (15-16 luglio), la processione a mare e la fiera per la Madonna del Lauro (7-8 settembre), l'altra della Natività, col "palio di S.Lucia" (novembre), e svariate manifestazioni, come il "Concorso Ippico Nazionale".
SCIGLIANO Il paese, è di remota fondazione, ed annovera diversi uomini illustri nella sua storia. Nel suo territorio ancora è visibile un ponte d'età romana che scavalca il Savuto in località "S.Angelo". Nella frazione Diano, si trova la Chiesa dell'Assunta, opera di artigiani locali del 1636, con altare con ciborio del 1618, proveniente dell'Abbazia di Corazzo, mentre la tela rappresentante la titolare, eseguita dal fiammingo Borremans, è stata purtroppo trafugata, seeguendo la sorte comune in Italia a tante opere d'arte.
SIBARI Era stata fondata verso il 720 a.C., ed aveva raggiunto grandi dimensioni, notevole rilievo politico-economico, e quell'opulenza tramandata poi in negativo dai suoi nemici, che la distrussero verso il 510 a.C. Gli scavi hanno messo in luce molti edifici abitativi, resti di templi, strade, teatri, monete, ed altre vestigia. Nella direzione dei "Laghi di Sibari" si trova il Museo Archeologico della Sibaritide, che comprende anche materiali rinvenuti nella vicina Francavilla Marittima, ed oggetti, per lo più ragguardevoli, provenienti dagli scavi stessi (moltissimi altri sono ancora da restaurare).
SPEZZANO ALBANESE Anche se popolato nel 1500 dagli Albanesi, il paese è antichissimo; scavi eseguiti per lo più da studiosi americani hanno portato alla luce numerosi reperti, nella località "Torre Mordillo", di età neolitica, greca, romana (visibili nel museo civico di Cosenza), attestando l'importante funzione strategico-politica del luogo, perpetuata nel periodo di dominazione normanna dal centro fortificato di Scribla. Oggi rinomato per lo stabilimento termale, sito nella valle dell'Esaro, a pochi chilometri, con acque salse, bromurate, e jodate, usate ampiamente, dall'Ottocento, a scopo curativo delle affezioni del fegato, dell'intestino, dello stomaco, ginecologiche e per le artriti.
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